Avete mai immaginato di rilasciare un’intervista?

Da ragazzina era uno dei miei passatempi preferiti: mi visualizzavo letteralmente, con cuffie e microfono, in uno studio radiofonico, pronta a raccontare al mondo come mi fosse venuta l’ispirazione per quell’idea (quale?) che mi aveva cambiato la vita. Fa ridere, lo so, soprattutto se pensate che almeno la metà delle volte rispondevo in inglese – e ad alta voce! – alle domande che mi venivano in mente. Ma questo esercizio mi è tornato utile quando ho deciso di raccontarvi un pochino chi sono, cosa faccio nella vita e perché a un certo punto ho scelto di aprire un blog con un nome incomprensibile.
Dopo aver accettato che auto-intervistarsi non è poi tanto diverso da scattarsi un selfie (almeno credo), ho invocato la verve di Marzullo e l’audacia investigativa della Gabanelli e mi sono finta una perfetta reporter, cercando perfino di prendermi (da sola) sul serio. 
Il risultato sono 15 domande (che come diceva TZN “una è troppo poco, venti sono tante”) che spero vi aiutino a conoscermi un pochino meglio e magari vi strappino anche un sorriso.
3, 2, 1… Vai con il collegamento!

Fai un lavoro ancora sconosciuto a molti, quello della “copywriter”. Cosa significa?

Non che mi occupo di diritto d’autore, come pensa ancora qualche parente.
Per dirla un po’ anni ’80, sono quella che nell’agenzia pubblicitaria “inventa gli slogan”.
In realtà, essere una copywriter significa dare voce ai clienti, raccontare chi sono e cosa hanno da offrire costruendo per loro una personalità e una storia. I brand sono come le persone: ognuno ha una caratteristica distintiva, un potenziale spesso inespresso. Il mestiere del copywriter, per citare il famoso libro di Alastair Crompton, è quello di esaltarla (o crearla da zero) e far sì che le persone se ne innamorino.

Quando hai capito di voler fare questo nella vita?

Da che ricordo, ho sempre amato scrivere.
Cosa fosse un copywriter, però, l’ho scoperto solo all’ultimo anno di università, grazie a un esame a scelta.
Sono bastati quei 6 crediti a farmi innamorare del mondo dell’Advertising, tanto che la tesi di laurea, alla fine, l’ho scritta proprio su uno dei copywriter più influenti di sempre: Bill Bernbach.

Poi cos’è successo?

Poi, indossata la corona d’alloro a luglio, me ne sono andata in vacanza.
E lì, tu chiamalo destino, ho incontrato una ragazza che faceva la copy proprio nell’agenzia fondata da Bill.
Siamo diventate amiche e, un master e tre anni dopo, anche colleghe.

Quando provo a immaginarti in ufficio, mi viene in mente Mel Gibson in “What Women Want”.

In un certo senso, la nostra giornata lavorativa è simile. Ieri, ad esempio, ho ricevuto sei mail piene di foto di orsacchiotti: servivano per uno spot e il cliente ci ha chiesto di aiutarlo nella scelta.

Tornando ai tempi dell’università, ricordo che un nostro docente ci disse che i copywriter sono gli scrittori che non ce l’hanno fatta.

Una provocazione forte, che però non mi offende (*NB: qui spirito di autodifesa livello “Ti hanno appena criticato l’outfit al Festival di Venezia”) . Il territorio della scrittura è fluido e infinito, non trovo che chi scrive per la Pubblicità abbia meno dignità di un romanziere né che ogni copywriter debba coltivare l’ambizione segreta di vincere un Premio Strega.

Tu però un’altra ambizione oltre al lavoro di copy ce l’avevi. Cosa si prova a far parte del team di blogger CASAfacile Style?

È un’emozione incredibile e un risultato inaspettato.
CASAfacile è da sempre una delle mie riviste preferite e quando ho saputo del concorso per diventare una blogger CF Style, ho deciso subito di partecipare. Più passavano le settimane, però, più mi facevo prendere dall’ansia di non essere all’altezza. Alla fine, a due giorni dalla scadenza, i colleghi mi hanno praticamente costretta a inviare la candidatura, prestandomi casa e luci professionali per realizzare gli scatti. Senza di loro non ce l’avrei fatta: quando è arrivata la mail di avvenuta selezione, emozionatissimi, l’abbiamo aperta insieme.

Nella sezione “about” scrivi che Yeswhere è nato in un momento di crisi. È il caso di dire “Non tutto il male viene per nuocere”?

Assolutamente: credo che le crisi abbiano sempre un potere catartico e rigenerativo.
Yeswhere è nato un anno fa mentre provavo a superare la fine di una relazione importante e, contemporaneamente, il morbillo.
In un certo senso, il blog è stato il simbolo di un nuovo inizio.
Ancora una volta, senza l’aiuto del mio compagno di scrivania in ufficio che mi ha aiutata a metterlo online, tutto questo non sarebbe stato possibile.

Ora capisco perché “Stay close to the people who feel like sunshine” è una delle tue citazioni preferite.

Sono fortunata. Amo la mia indipendenza, viaggio molto da sola e per sentirmi serena ho spesso bisogno di ritagliarmi dei momenti con me stessa, ma devo gran parte del mio equilibrio alle persone che ho accanto. Il loro sostegno e la loro energia sono fondamentali: so che ci sono sempre per me, anche solo per sgridarmi perché non ascolto i loro consigli.

Anche nella scelta degli argomenti di cui scrivere fai di testa tua?

Sì, mi lascio ispirare da ciò che mi appassiona o che sperimento in prima persona.
È il bello di avere un blog personale: sono libera di parlare di tutto quello che amo senza vincoli né imposizioni dall’alto. Essere da sola, però, ha anche i suoi lati negativi. Prendi ad esempio la programmazione: da mesi mi propongo di fare un piano editoriale sensato e ancora non ci sono riuscita.

Se non avessi fatto la copywriter avresti fatto…

La fotografa o l’interior designer.
Ho scoperto l’amore per la fotografia qualche anno fa e da allora sogno di poter seguire un corso professionale. Per il momento mi limito a utilizzare lo smartphone e a raccogliere sul mio account Instagram alcuni dei miei scatti preferiti, uniti a brevi testi che scrivo quasi di getto nel tragitto casa-lavoro.
È una sorta di diario di bordo, un mini blog che rileggo spesso e che mi aiuta a riordinare le idee.

E l’amore per l’interior design, invece?

È nato all’università: vivevo ancora coi miei genitori e ho aspettato che andassero in ferie per cambiare completamente look alla mia cameretta, che era rimasta la stessa da quando avevo 12 anni. All’epoca ero una grande fan dell’etnico in tutte le sue forme: ho impiegato un’intera giornata a dipingere le pareti con una pittura rossa effetto sabbiato, una spatolata alla volta. Il risultato finale è stato sorprendente, anche se a distanza di anni sceglierei un relooking in stile nordico, caldo ma minimale.

C’è un consiglio lavorativo che ti è rimasto particolarmente impresso?

“Uccidi il tuo bambino”, che in agenzia utilizziamo quando un’intuizione, per quanto promettente, non funziona. È incredibile quanto sia pericoloso affezionarsi a un’idea: nel lavoro come nella vita, certe volte, la cosa migliore è lasciare andare.

Come copywriter e blogger hai sempre bisogno d’idee fresche e nuove. Non hai paura che col tempo la tua creatività si esaurisca?

Mi piace pensare alla creatività come alla brace di un camino. Per mantenerla sempre viva, non bisogna mai fermarsi a compiacersene ma, piuttosto, allenarla costantemente. I modi per farlo sono infiniti: viaggiare, provare nuove ricette, anche solo parlare con uno sconosciuto alla fermata del tram. Insomma: non basta dire “ho il fuoco” per sperare che non si spenga.

Descrivi Yeswhere come un luogo felice. Cosa significa felicità per te?

Può suonare retorico, ma la felicità per me è godere delle piccole cose e saper essere grati per ciò che si ha. Nonostante tutto l’impegno e la positività possibili, le giornate e i periodi no capitano a tutti e superarli a volte può sembrare davvero impossibile. 
Quando mi trovo ad affrontarne uno, provo a concentrarmi su pensieri o piccoli gesti felici: preparo un toast all’avocado, mi trasferisco qualche ora da Ikea o scrivo una lista delle cose che mi rendono grata (come questa). Funzionano sempre tutti a meraviglia.

Siamo all’ultima domanda: dicci una cosa a cui non sai proprio rinunciare.

Questa è facilissima: un punto a fine frase.

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