Credo che le parole, se usate bene, abbiano il potere di cambiare il mondo.
Per questo, ho creato Yeswhere.

È stato poco più di un anno fa.
Guardandomi, mi veniva in mente una sola parola: “nowhere”.

Incerta sul percorso da intraprendere, andavo a zonzo con il peso di quell’etichetta addosso, senza una strada chiara da seguire.

Così, sono ripartita proprio dalle parole, amiche preziose, per ribaltare la situazione e creare un luogo speciale in cui rifugiarmi.

Volevo che fosse positivo fino all’osso, anzi meglio: fin dal nome.
L’ho chiamato “Yeswhere”.

Yeswhere è anche un po’ tuo.

Credits: Naomi Barberi

È di chi ha un sogno nel cassetto, ma ha ancora paura di tirarlo fuori.

È di chi si destreggia tra partita Iva, co-working e planning matti e disperatissimi, per realizzare ogni giorno il suo progetto.

È di chi è già a metà strada per raggiungere la meta e di chi invece sta ancora scegliendo lo zaino.

È di chi cerca di capire chi è, macinando chilometri.
Ed è anche di chi, dal divano, viaggia un pochino attraverso i percorsi degli altri e pensa “Un giorno, vorrei farlo anche io”.

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